Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1210

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[p. 3 modifica] quell’orecchio che si chiama cattivo.

Domandate a un francese, ancorché bene istruito dell’italiano o dell’inglese, s’egli sente verun’armonia ne’ versi sciolti piú belli o ne’ versi bianchi degl’inglesi.

Ciascuna nazione ha avuto ed ha i suoi metri particolari, tanto per la struttura di ciascun verso, quanto per la loro combinazione, disposizione e distribuzione, ossia per le strofe ec. E questi, in proporzione della differenza maggiore o minore de’ climi, opinioni, assuefazioni, tempi (giacché le stesse nazioni altri n’avevano anticamente, altri poi, altri oggi) ec. ec., sono diversissimi e spesso affatto o inarmonici o disarmonici per gli stranieri, secondo la misura dell’essere straniero, come noi verso i francesi dall’una parte, dall’altra verso gli orientali ec. ec. È impossibile allo straniero il sentirvi armonia né diletto senza una di queste condizioni: 1°, Lungo uso di [p. 4 modifica]quella lingua; ma non basta, anzi è nullo quest’uso, se non vi si aggiunge il lungo uso di quella poesia. 2o, Somiglianza o affinità di quei metri co’ metri della propria nazione; come fra quelli degl’italiani e degli spagnuoli. La difficoltà del sentire l’armonia de’ versi stranieri è maggiore o minore in proporzione ch’ella è piú o meno diversa dall’armonia de’ nostrali, o da quella o quelle a cui siamo avvezzi. 3o, Abito fatto ad altre armonie forestiere affini a quella di cui si tratta. 4o, Orecchio esercitato a tante e sí diverse armonie, che, mediante una forza riflessiva, osservativa e comparativa straordinariamente accresciuta, sia in grado di avvertire e conoscere o subito o ben presto la natura di quelle combinazioni forestiere, gli elementi di quell’armonia e il ritorno de’ loro regolati rapporti rispettivi; sia in grado di assuefar presto l’orecchio ed abbia una facilità di contrarre abitudine, ch’é propria degli animi e degl’ingegni pieghevoli e adattabili, cioè, insomma, de’ grandi ingegni ec. ec., e possa in poco tempo arrivare a