Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/230

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216 pensieri (1532-1533-1534)

quest’ultimo, e le sue opere non si leggono oramai che per profondità di studio; e se la scienza dopo lui avesse mutato faccia, come spesso accade, in virtú per altro dell’impulso da lui datole, piú che di qualunque altra cagione, le opere di Machiavello non si leggerebbero piú. Figuriamoci lo stesso della fisica in ordine a Galileo. Ma siccome la fisica ha realmente mutato faccia, però gli scritti di Galileo, forse il piú gran fisico e matematico del mondo, si lasciano agli eruditi. Tanto è vana e caduca quella gloria per cui gli uomini si affaticano, che non solo ella dipende dalla fortuna, non solo si stende a pochissimi studiosi e consapevoli delle cose antiche, non solo basta un piccolissimo caso ad impedirla o a sopprimerla, non solo tocca bene spesso agl’immeritevoli ec. ec.  (1533), ma lo stesso cercarla, lo stesso ottenerla è cagione del perderla. Quegli uomini straordinarii e sommi che danno colle loro opere un impulso allo spirito umano e cagionano un suo notabile progresso, restano dopo poco spazio inferiori nell’opinione e nella realtà a degl’ingegni molto minori, che profittando de’ suoi lumi conducono lo spirito umano molto piú avanti di quello a cui egli non lo poté portare. Cosí quelle stesse opere che gli procacciarono gloria cagionano la di lui dimenticanza; e il gran filosofo con quel medesimo con cui cerca ed ottien rinomanza, travaglia a distruggerla. Le glorie letterarie per questa parte sono alquanto meno soggette a questo inconveniente. Dico per questa parte, perché le alterazioni dei gusti e la somma istabilità del bello, che non ha forma indipendente dall’opinione e dal costume ec., come il vero, producono bene spesso il medesimo effetto (20 agosto 1821).


*    Chi non crederebbe che il significato francese della parola genio non fosse al tutto  (1534) moderno? Eppure nel seguente passo di Sidonio (Panegyr. ad