Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/21

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(2014-2015-2016-2017) pensieri 9



*    La mancanza di libertà alla lingua latina venne certo o dall’esser ella stata perfettamente applicata ne’ suoi buoni tempi a pochi generi di scrittura, ad altri imperfettamente, e poco e da pochi, ad altri punto;  (2015) o dall’esser ella, come lingua formata, la piú moderna delle antiche ed essere stata la sua formazione contemporanea ai maggiori incrementi dell’arte che si vedessero tra gli antichi ec. ec.: o dall’aver ella avuto in Cicerone uno scrittore e un formatore troppo vasto per se, troppo poco per lei, troppo eminente sopra gli altri, alla cui lingua chi si restrinse perdette la libertà della lingua, chi ricusolla, perdette la purità ed avendo riconquistata la libertà colla violenza degenerolla in anarchia. Perocché la libertà e ne’ popoli e nelle lingue è buona quando ella è goduta pacificamente e senza contrasto relativo ad essa e come legittimamente e per diritto, ma quando ella è conquistata colla violenza è piuttosto mancanza di leggi, che libertà. Essendo proprio delle cose umane, dapoi che son giunte  (2016) ad una estremità, saltare alla contraria, poi risaltare alla prima, e non sapersi mai piú fermare nel mezzo, dove la natura sola nel primitivo loro andamento le aveva condotte, e sola potrebbe ricondurle. Un simile pericolo corse la lingua italiana nel cinquecento, quando alcuni volevano restringerla, non al trecento, come oggi i pedanti, ma alla sola lingua e stile di Dante, Petrarca e Boccaccio, per la eminenza di questi scrittori, anzi la prosa alla sola lingua e stile del Boccaccio, la lirica a quello del solo Petrarca ec.; contro i quali combatte il Caro nell’Apologia.

Del resto, la lingua latina era infatti liberissima e simile alla greca in questo e nel rimanente, prima del secolo di Cicerone e della forma che in esso ricevette e ne’ suoi primi (ed anche ottimi) scrittori, che potremmo assomigliare ai trecentisti (30 ottobre 1821).  (2017)