Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/30

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18 pensieri (2032-2033-2034)

mente poetico sente fortemente, fortemente e presto deve sentire la nullità e la malvagità degli uomini e delle cose. Egli diviene fortemente disingannato, perché fu capace di essere fortemente ingannato, e lo fu infatti. Prima della cognizione egli prova gagliarde illusioni, dopo la cognizione gagliardi, e pronti e costanti ed interi disinganni. La stessa forza della sua natura  (2033) o delle sue facoltà acquisite, che dava risalto ed energia alle sue illusioni, ne rende altrettanta a’ suoi disinganni. E perciò la vecchiezza del poeta è forse, almeno spessissimo, assai piú prosaica in tutti i sensi, che quella dell’uomo d’indole primitivamente fredda, e tanto piú quanto la sua giovanezza, prima della sufficiente esperienza, fu piú vivamente e veramente poetica in qualunque senso. Giacché per poetica intendo anche inclinata alla virtú, all’eroismo, magnanimità ec., ancorché non applicata punto alla poesia, ma solamente ai fatti, ai desiderii, alle passioni ec. (2 novembre 1821). Vedi p. 2039.


*   Alla p. 1162, dopo il mezzo. Vediamo ora la ragione grammaticale di questa formazione de’ verbi continuativi. Il formare un verbo dal participio passato di un altro verbo significa che l’azione denotata da questo verbo originario, dopo che già in tutto  (2034) o in parte è stata fatta, séguita ancora a farsi. Per esempio, adflictare, formato dal participio passato adflictus di adfligere, è come dire adflictum facere, anzi afflictum affligere, il che importa assai piú che adfligere, e viene a dire che colui che adflixit, dopo che il paziente è già in tutto o in parte adflictus, non lascia però ancora di adfligere. Cosí datare, che significa costume di dare, viene grammaticalmente ad esprimere che colui che ha già dato pur segue tuttavia a dare. Viene, insomma, il verbo cosí formato a significare piú azioni o piú parti successive di azioni, cioè atti o azioni secondarie, in una volta e in una sola