Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
20 pensieri (2036-2037-2038)

Queste osservazioni ancora ci possono accrescer l’idea della grande sagacità e sottigliezza della lingua latina, che è pur delle piú antiche. E notate che tutte queste sottigliezze in proposito dei continuativi, frequentativi ec. non si debbono mica allo studio e all’arte profonda di coloro che, applicando essa lingua alla letteratura ec., le diedero forma intera, stabile e perfetta; ma anzi, oltre che precedettero di molto quest’epoca, elle sono assai piú notabili e piú visibili e piú fedelmente osservate dagli scrittori latini piú antichi, come ho detto in molti luoghi; e quanto piú antichi saranno i monumenti  (2037) scritti latini che vorremo osservare, tanto meglio e piú costantemente, regolarmente e distintamente vi scopriremo quelle proprietà del loro linguaggio, che io ho dilucidate e spiegate. E pure il Lazio era de’ piú rozzi paesi della terra. E pur le osservazioni che abbiamo fatte vertono sopra qualità che ricercano un acume, una sottigliezza, una metafisica singolare nel linguaggio e ne’ suoi primitivi formatori.

Questi pensieri ci possono condurre a grandi risultati intorno all’acutezza naturale de’ primi parlatori, alla vivezza e disparatezza de’ rapporti ch’essi scoprivano, alla loro penetrazione, metafisica ec. Infatti, quante volte il fanciullo è piú metafisico, ed anche sofistico, che l’uomo maturo il piú versato in tali materie ec. Puoi vedere la p. 2019, fine seg. (2 novembre, dí de’ morti, 1821).


*    La semplicità bene spesso non è altro  (2038) che quella cosa, quella qualità, quella forma, quella maniera alla quale noi siamo assuefatti, sia naturale o no. Altra cosa, forma ec., benché assai piú semplice in se o piú naturale ec., non ci par semplice, perché ripugna o è lontana dalle nostre assuefazioni.

Quindi è che le stesse cose, qualità, maniere ec. naturali, o l’imitazione o l’espressione ec. di esse