Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/363

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(2643-2644-2645) pensieri 351

avanza loro; e non temono la morte: e i vecchi la temono sommamente e sono gelosissimi della propria vita, ch’é miserabilissima, e che ad ogni modo poco hanno a poter conservare. E cosí il giovane scialacqua il suo, come s’egli avesse a morire fra pochi dí, e il vecchio accumula e conserva e risparmia come s’avesse a provvedere a una lunghissima vita che gli restasse (24 ottobre 1822).


*   Cara spagnuolo cioè faccia, e cosí cera, e chère nello stesso senso, vengono dal greco. Vedi Perticari Apologia di Dante, parte II, c. 5, not. 1, pag. 75 (28 ottobre 1822).


*   È bello a paragonare il luogo di Cicerone, pro Archia, da me recato altrove, sulla ristrettezza geografica  (2644) della lingua latina al suo tempo, col luogo di Plutarco sulla sua immensa propagazione a tempo di Traiano, il qual luogo è portato dal Perticari, loc. sop. cit., c. 8, princip., pag. 88 (28 ottobre 1822). Vedi anche il medesimo Perticari, ib., pag. 89 e 92-94.


*   L’uomo odia l’altro uomo per natura e necessariamente, e quindi per natura esso, sí come gli altri animali, è disposto contro il sistema sociale. E siccome la natura non si può mai vincere, perciò veggiamo che niuna repubblica, niuno istituto e forma di governo, niuna legislazione, niun ordine, niun mezzo morale, politico, filosofico, d’opinione, di forza, di circostanza qualunque, di clima ec., è mai bastato né basta né mai basterà a fare che la società cammini come si vorrebbe, e che le relazioni scambievoli degli uomini fra loro, vadano secondo le regole di quelli che si chiamano diritti sociali, e doveri dell’uomo verso l’uomo (2 novembre, dí de’ morti, 1822).  (2645)