Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/399

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(2703-2704-2705) pensieri 387

cessarii a procacciarsi il mangiare e il bere, perché essi in se non hanno piacere. Cosí da cento altre azioni utili, cioè conducenti piú o men tosto al piacere (giacché questo è il significato di utile), ma non piacevoli in se: e tanto piú quanto piú è lontano il piacere ch’esse procacciano, e quanto elle sono piú faticose, piú lunghe e meno piacevoli (20 maggio 1823).


*   La voce popolare bobò che significa presso di noi uno spauracchio de’ fanciulli simile al μορμὼ ec. dei greci, alle Lammie de’ latini ec.  (2704) (vedi il mio Saggio sugli errori popolari) non è altro che un sostantivo formato dalle due voci bau bau (colla solita mutazione dell’au in o) o piuttosto le stesse due voci sostantivate e ridotte a significare una persona o spettro che manda fuori quelle voci bau bau. Le quali sono voci antichissime e comuni ai greci che con esse esprimevano l’abbaiare dei cani, e quindi fecero il verbo βαϋζειν; ai latini che ne fecero nello stesso senso il verbo baubari, e a noi che ne abbiamo fatto baiare e quindi abbaiare (se pur questi verbi non vengono dal suddetto latino), onde il francese antico abaïer e il moderno aboyer, de’ quali verbi vedi il dizionario di Richelet. Vedi anche la p. 2811-13. Ma dall’esprimere la voce de’ cani, le parole bau bau passarono a significare una voce che spaventasse i fanciulli. Vedi la Crusca in Bau. Quindi il nostro Bobò sostantivo di persona. Presso i francesi bobo è voce parimente puerile che significa un petit mal, cioè quello che le nostre balie dicono bua, la qual  (2705) voce fu pur delle balie latine, ma con altro significato, cioè con quello che le nostre dicono bumbú, e, come ha la Crusca, bombo. Vedi Forcellini. I glossari non hanno nulla al proposito (20 maggio 1823).