Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/410

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398 pensieri (2724-2725-2726)

piú, e ’l ristringerla al solo Petrarca e al solo Boccaccio. Lo stesso contrasto fecero al tempo di Cicerone e d’Orazio, cioè nel secolo d’oro della lingua latina, nel quale ella si perfezionava, e fino al quale non fu certamente perfetta. Ma la pedanteria nasce presto e gli uomini impotenti presto, anzi subito, credono e vogliono che sia perfetto e che non si possa né si debba oltrepassare né accrescere quel tanto, piú o manco, di buono ch’è stato fatto, per dispensarsi dall’oltrepassarlo ed accrescerlo, e perch’essi non si sentono capaci di farlo (25 maggio 1823). E come pochissimo ci vuole a superare l’abilità degli uomini da nulla, cosí pochissimo artifizio e pochissima bontà basta a fare ch’essi la credano insuperabile, qual è veramente per loro, ancorché piccolissima. Oltre che  (2725) al loro scarso e torto giudizio spesso e in buona fede il mediocre pare ottimo e l’ottimo mediocre e il cattivo buono, e al contrario (27 maggio 1823).


*   Per quanto voglia farsi, non si speri mai che le opere degli scienziati si scrivano in bella lingua, elegantemente e in buono stile (con arte di stile). Chiunque si è veramente formato un buono stile, sa che immensa fatica gli è costato l’acquisto di quell’abitudine, quanti anni spesi unicamente in questo studio, quante riflessioni profonde, quanto esercizio dedicato unicamente a ciò, quanti confronti, quante letture destinate a questo solo fine, quanti tentativi inutili, e come solamente a poco a poco dopo lunghissimi travagli e lunghissima assuefazione gli sia finalmente riuscito di possedere il vero sensorio del bello scrivere, la scienza di tutte le minutissime parti e cagioni di esso, e finalmente l’arte di mettere in opera esso stesso quello che non senza molta difficoltà  (2726) è giunto a riconoscere e sentire ne’ grandi maestri, arte difficilissima ad acquistare e che non viene già dietro per