Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/92

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80 pensieri (2153-2154-2155)



*    Alla p. 2113, margine. E intanto non si capiscono determinatamente e precisamente, in quanto neppur lo scrittore ha dato o voluto dare a quell’espressioni un senso piú che tanto preciso o ha voluto esprimere un’idea piú che tanto determinata (23 novembre 1821).


*    Non solo l’egoismo o l’amor proprio si trova in qualunque azione, affetto ec. possibile all’uomo, ancorché paia il piú lontano e il piú contrario all’amor di se stesso, ma in questi medesimi atti, affetti ec. l’amor proprio, v’ha tanta parte, vi si trova in misura e grado e forza tale, l’uomo  (2154) o il vivente vi mira tanto a se stesso, quanto nell’azione o nell’affetto che deriva dal piú sublimato, dal piú schietto, infame, manifesto egoismo.

Questo è notabile. Non solo l’uomo o il vivente non può perder l’amor proprio, ma neanche perderne una menoma parte in sua vita (per quanto i diversissimi aspetti che prende questa passione possano far credere in contrario). L’amor proprio non può, non solo svanire, ma scemar mai di un menomissimo grado; e si può dire di lui ciò che della materia, che tanta né piú né meno ve n’ha oggi e ve n’avrà, quanto al principio del mondo, e che la sua quantità, non è mai né cresciuta né scemata di un nulla. Giacché anche l’amor proprio come non può scemare, cosí non può mai crescere in verun individuo, dal principio della vita alla fine (altra prova ed osservazione analoga a mostrare,  (2155) che e come l’amor proprio sia infinito).

E per conseguenza, egli è tanto in ciascun momento della vita, quanto in ciascun altro; tanto nell’uomo che tradisce i doveri e i principii suoi piú sacri per procurarsi un menomo piacere, quanto in colui che attualmente eseguisce il piú eroico e terribile sacrificio per l’osservanza di un menomo dovere o in colui che si uccide da se.