Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/146

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(3021-3022-3023) pensieri 139

lissimo uso ch’ella fa delle  (3022) voci passive de’ suoi verbi. Perocché di moltissimi verbi greci si può dire che ciascuno di essi non è uno, ma tre, e serve per tre; avendo l’attivo, il medio e il passivo de’ medesimi ciascuno un significato diverso proprio, oltre ai metaforici che ha per ciascuno di loro, e questi anche diversi, cioè l’attivo diverso dal medio ec. O vogliamo dire che ciascuno di tali verbi ha tre ben distinti significati propri, oltre ai metaforici. Né questi significati si possono confondere insieme, perocché ciascuno di loro corrisponde a una diversa e distinta inflessione. Onde non si accumulano i significati in una stessa parola, e non ne segue l’oscurità e ambiguità, né la povertà e uniformità che da tale accumulamento deriva nella lingua ebraica. E pur quei tre non sono in sostanza che un verbo, e non hanno che un tema. L’uso che i latini fanno del passivo non è paragonabile a quello che ne fanno i greci (oltre che il passivo latino è difettivo e scarso, avendo bisogno in gran parte dell’ausiliare sum). Appresso i quali il passivo  (3023) ha sovente una significazione propria attiva o neutra, diversa però da quella dell’attivo e da quella del medio ec. ec. (24 luglio 1823).


*    Necesso as è verbo di Venanzio Fortunato. Vedi Forcellini e glossario Cang. Si potrebbe però credere che fosse antico, e che necessus a um antico addiettivo fosse originariamente participio di qualche verbo di cui necesso fosse continuativo. In tal caso necessitare latino-barbaro e italiano, necessitar spagnuolo, nécessiter francese sarebbe un frequentativo di questo tale ignoto verbo. In caso diverso, se non vorremo ch’ei venga da necessitas, necessità, nécessité ec., diremo ch’egli è fatto da necessatus di necesso, colla solita mutazione dell’a in i. Notisi che nell’esempio di Venanzio Fortunato non è chiaro se necesso sia attivo, e vaglia cogo, come affermano il Forcellini e il glos-