Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/241

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
234 pensieri (3187-3188-3189)

perdono le cose piccole; per la troppa finezza riescono difficilissime e impossibili ad apprendersi, a seguirsi, a possedersi le cose grosse: per la troppa altezza escono di vista le cose basse. Non già ch’essi sempre le sdegnino, anzi bene spesso con somma e intentissima cura le cercano e studiano, ma con gran meraviglia loro e dei pochi che ben li conoscono, non viene lor fatto di conseguire in quelle cose appena una centesima parte di quell’abilità e di quel successo che gl’ingegni mediocri, e talora  (3188) piccoli, con molto minor cura e studio, facilmente e perfettamente conseguono, possiedono e adoprano. Il medesimo eccesso della cura e della contenzion d’animo che quei rari ingegni pongono a conseguire ed esercitare le qualità sociali, cura e contenzione abituale e familiare in essi, e che mai e’ non sanno intermettere o rilasciare; il medesimo eccesso, dico, togliendo loro la possibilità della disinvoltura, del riposo d’animo, della facilità, dell’abbandono, della sicurezza, della confidenza in se stessi (che a chi suol riflettere sulle cose, e conoscerne e investigarne e sentirne e pesarne le difficoltà, e a chi sempre mira alla perfezione, e d’altronde sa bene per molte esperienze e sente quanto ella sia difficile, a questi tali, dico, la confidenza in se stessi è impossibile); togliendo dunque loro la possibilità di queste qualità che sono d’indispensabilissima e primissima necessità per godere nella società e per piacerle, e generalmente per ottenere colle parole o coi fatti qualunque successo nel mondo; il detto eccesso, torno a ripetere, impedisce a quei rari ingegni di mai, se non imperfettissimamente, conseguire, di mai, se non con grandissima difficoltà e stento, adoperare ed esercitare le  (3189) qualità che nel mondo si apprezzano ed amano e premiano. Questi tali, benché grandissimi ingegni, benché fecondi di bellissimi, utilissimi, altissimi, nuovissimi pensieri, benché scrittori sommi in questo o quel genere, o pur letterati o filo-