Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/311

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304 pensieri (3299-3300-3301)

sta formazione, e de’ suoi  (3300) primi tempi, e dell’antichità ec. In séguito, quando anche l’altre proprietà di tali verbi cosí formati erano già mal note, trascurate, cambiate ec., come altrove ho detto, non contendo che chi volesse formare nuovi verbi di questo genere non li formasse piuttosto dal supino che dal participio in us del verbo originale (sia che questo participio non esistesse piú, o che fosse per anche in uso), o vero indifferentemente dall’uno o dall’altro; o che mancando ancora il supino, non facesse che seguire l’analogia degli altri verbi cosí formati. Solamente osservo: 1o, Che non perché molti continuativi e frequentativi che si leggono negli scrittori dell’aureo tempo o de’ molto posteriori, non si trovino ne’ piú antichi, si dee perciò sempre e facilmente conchiudere ch’essi fossero allora nuovi, e coniati appunto da quello o da quegli scrittori, o in quel secolo in cui lo troviamo. 2o, Che l’uso di participii in us di verbi neutri, e d’altri di verbi attivi in significati attivi, non fu solamente proprio dell’antichissima latinità, ma anche dell’aurea e della declinante e corrotta eziandio (fino forse a passare alle lingue  (3301) figlie: vedi la p. 3072), come apparisce dal luogo di Velleio altrove da me notato, e dai vari esempii degli autori che usarono i cosiffatti participii da me sparsamente notati (i quali esempi si possono vedere nel Forcellini), sia che li prendessero a uno a uno da’ piú antichi, o dall’uso d’ora, o che l’uso durasse in genere per tutti o quasi tutti i verbi neutri e attivi, ad arbitrio dello scrittore e del parlatore, o pur dell’uno soltanto o dell’altro ec. (29 agosto 1823).


*    Come l’uomo sia quasi tutto opera delle circostanze e degli accidenti: quanto poco abbia fatto in lui la natura: quante di quelle medesime qualità che in lui piú naturali si credono, anzi di quelle ancora che non d’altronde mai si credono poter derivare che