Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/342

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(3350-3351-3352) pensieri 335



*    Continuativo. Mutito e mutuito. Vedi il Forcellini in ambedue queste voci (4 settembre 1823).


*    Alla p. 2843. Anzi dal dirsi incettare, piuttosto che incattare (come pur diciamo  (3351) accattare, riscattare ec.) deduco che questo verbo spetti a’ buoni tempi della lingua latina, giacché ne’ bassi tempi, e meno nelle lingue volgari, non si conservò e si trascurò questo uso di mutare l’a de’ verbi latini in e o i per la composizione, e l’e in i ec. (4 settembre 1823).


*    Alla p. 2843, margine. Dico verbi dissillabi contando per una sola sillaba l’eo ne’ verbi della seconda (do-ceo), e l’io in quelli della quarta (au-dio), secondo il volgar uso da me altrove dimostrato, che per dissillabi li pronunziava. E dico dissillabi, avendo riguardo al tema, cioè alla prima persona singolare presente indicativa (4 settembre 1823).


*    Alla p. 3343. Generalmente appo gli antichi e nelle nazioni o società primitive il nome d’infelice è un obbrobrio, e s’adopra per vitupero, per ingiuria, per ignominia, per biasimo, per rimprovero ec. e cosí si riceve. E l’esser tenuto per infelice è come aver mala fama. E l’infelicità (qualunque) si rinfaccia come il delitto o il vizio ec. (4 settembre 1823).  (3352)


*    Nisi me omnia fallunt, il verbo meditor è un verissimo e perfettissimo continuativo di medeor. Continuativo pel significato, e continuativo per la forma e la derivazione.

Medeor non ha participio in us che sia usitato, ma secondo l’analogia il suo vero e regolare participio in us è meditus. E ch’egli ora non l’abbia non fa meraviglia. Innumerabili sono i verbi che piú non l’hanno, e che l’hanno solamente irregolare, i cui participii in us, o i cui participii in us regolari, sono stati da me