Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/362

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(3383-3384-3385) pensieri 355

La poesia e la filosofia sono entrambe del pari, quasi le sommità dell’umano spirito, le piú nobili e le piú difficili facoltà a cui possa applicarsi l’ingegno umano. E malgrado di ciò, e dell’esser l’una di loro, cioè la poesia, la piú utile veramente di tutte le facoltà, sí la poesia  (3384) come la filosofia sono del pari le piú sfortunate e disgraziate di tutte le facoltà dello spirito. Tutte l’altre dànno pane, molte di loro recano onore anche durante la vita, aprono l’adito alle dignità ec.: tutte l’altre, dico, fuorché queste, dalle quali non v’é a sperar altro che gloria, e soltanto dopo la morte. Povera e nuda vai, filosofia.1 Della sorte ordinaria de’ poeti mentre vivono, non accade parlare. Chi s’annunzia per medico, per legista, per matematico, per geometra, per idraulico, per filologo, per antiquario, per linguista, per perito anche in una sola lingua; il pittore eziandio e lo scultore e l’architetto, il musico, non solo compositore ma esecutore, tutti questi son ricevuti nelle società con piacere, trattati nelle conversazioni e nella vita civile con istima, ricercati ancora, onorati, invitati, e quel ch’é piú premiati, arricchiti, elevati alle cariche e dignità. Chi s’annunzia solo per poeta o per filosofo, ancorch’egli lo sia veramente, e in sommo grado, non trova chi faccia caso di lui, non ottiene neppure ch’altri gli parli con leggiere testimonianze di stima. La ragione si è che tutti si credono esser filosofi,  (3385) ed aver quanto si richiede ad esser poeti, sol che volessero metterlo in opera, o poterlo facilissimamente acquistare e adoperare. Laddove chi non è matematico, pittore, musico ec. non si crede di esserlo, e riguarda come superiori per questo conto a lui ed al comune degli uomini, quei che lo sono. Il genio, da cui principalmente pende e nasce la facoltà poetica e la filo-

  1. Petrarca, son. La gola, il sonno.