Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/352

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(3975-3976) pensieri 347

Lipsia, 1756, p. 82, co’ lor derivati o composti ec. (12 decembre 1823).

*    In Omero tutto è vago, tutto è supremamente poetico nella maggior verità e proprietà e nella maggior forza ed estensione del termine; incominciando dalla persona e storia sua, ch’é tutta involta e seppellita nel mistero, oltre alla somma antichità e lontananza e diversità de’ suoi tempi da’ posteriori e da’ nostri massimamente e sempre maggiore di mano in mano (essendo esso il piú antico, non solo scrittore che ci rimanga, ma monumento dell’antichità profana; la piú antica parte dell’antichità superstite), che tanto contribuisce per se stessa a favorire l’immaginazione. Omero stesso è un’idea vaga e conseguentemente poetica. Tanto che si è anche dubitato e si dubita ch’ei non sia stato mai altro veramente che un’idea (12 decembre 1823). Il qual dubbio  (3976) stoltissimo, benché d’uomini gravissimi, non lo ricordo se non per un segno di questo ch’io dico (12 decembre 1823).


*    Non è propria de’ tempi nostri altra poesia che la malinconica, né altro tuono di poesia che questo, sopra qualunque subbietto ella possa essere. Se v’ha oggi qualche vero poeta, se questo sente mai veramente qualche ispirazione di poesia e va poetando seco stesso, o prende a scrivere sopra qualunque soggetto, da qualunque causa nasca detta ispirazione, essa è certamente malinconica, e il tuono che il poeta piglia naturalmente o seco stesso o con gli altri nel seguir questa inspirazione (e senza inspirazione non v’é poesia degna di questo nome) è il malinconico. Qualunque sia l’abito, la natura, le circostanze ec. del poeta, pur ch’ei sia di nazione civile, cosí gli accade, e come a lui cosí a un altro che non avrà di comune con lui se non questo solo ec. Fra gli antichi avve-