Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/48

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(3581-3582-3583) pensieri 43

perta e dominata da stranieri di diversissimo linguaggio e costume,  (3582) e questi civili e letterati, e ciò per lunghissimo tempo, non si conservasse la lingua indigena, quanto è al popolo, assai meglio che nelle altre nazioni partecipi della stessa lingua, le quali non ebbero mai stranieri né civili né letterati, e quei barbari che ebbero, o gli ebbero per molto minore spazio di tempo, o ben tosto naturalizzati di costumi, di religione ec.

Al contrario della Spagna e della Grecia, i franchi nelle Gallie mescolarono ben tosto coi nazionali ogni cosa; genere, sangue, nozze, costumi, lingua, fede, mutando i vincitori barbari tutte le lor qualità e il lor carattere istesso in quello de’ vinti civili. Cosí proporzionatamente in Italia i Goti, i Longobardi ec. Or questa mescolanza appunto nocque alla conservazione delle qualità indigene in questi due paesi, e nominatamente a quella della lingua, della qual discorriamo. I franchi non poterono divenir Galli, né i Goti ec. Italiani, senza che i Galli divenissero in molte parti Franchi (come appunto poi sempre si chiamarono e chiamano), e gl’italiani goti.  (3583)

Finalmente la Spagna non mai intieramente soggettata e signoreggiata da’ mori (a differenza della Grecia) estirpò e scacciò affatto gli stranieri dal suo seno. E non solo gli stranieri, ma con essi la lor fede, lingua, letteratura, costumi e tutto. E non solo tutto questo, ma eziandio il sangue e il genere straniero, che non mai potutosi mescolare col nazionale, tutto intero quasi, fu finalmente rigettato fuori dalla nazione, restando questa cosí puramente spagnuola di sangue (parlando senza guardare alle minuzie) come l’olio resta puro quando si separa da qualche liquore a cui non siasi mai punto commisto (e voglia Dio che anche in quest’ultima parte la storia de’ greci rispetto a’ maomettani sia conforme a quella degli spagnuoli, com’ella è nel resto, e come i greci oggi procurano).