Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/93

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88 pensieri (3652-3653-3654)

a maiori, perché il ragionamento a minori diviene impossibile. Ragionare a maiori nel nostro caso, è considerare l’analogia, la quale abbiamo veduto che cosa dimostri. A minori si potrebbe confermare la stessa cosa, col veder le miserie fisiche a cui la specie umana è inevitabilmente soggetta in moltissimi paesi e climi, e le qualità e costituzioni fisiche, per esempio de’ samoiedi, la razza de’ quali, piccolissima e deforme, si può considerare come una degenerazione della specie umana, cagionata dal clima contrario alla sua natura propria  (3653) e primitiva; degenerazione conforme a quella che manifestamente veggiamo in tante specie di animali, piante ec. stabilite da noi fuori de’ loro nativi, propri e naturali paesi, climi, terreni ec.

Ed in verità, ragionando anche astrattamente, non vi par egli assurdo, e fuor d’ogni verisimiglianza, e d’ogni proporzione o convenienza o similitudine con quello che in tutte l’altre cose veggiamo, che la natura abbia destinato una medesima e identica specie d’animali a nascere e vivere e prosperare indifferentemente in tante e cosí immense diversità di climi e di qualità di paesi, quante si trovano in questa terra, quanta è quella (per considerare una sola di tali infinite diversità, cioè quella del caldo e del freddo) che passa tra le regioni polari e l’equinoziale? Che l’ardore, il gelo, l’estrema umidità, l’estrema secchezza, la terra affatto sterile, la sommamente feconda; il cielo sempre sereno, il sempre piovoso; tutte queste cose sieno state dalla natura rendute affatto indifferenti al bene e perfetto e felice e proprio essere della specie umana?  (3654) Ch’ella abbia ugualmente disposta la detta specie a tutte queste cose, a tutti questi estremi? Or questo è ciò che seguirebbe dal fatto, cioè dall’universale diffusione di nostra specie, se dal fatto si dovesse argomentare la di lei natura: questo è ciò che suppone