Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/92

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(3650-3651-3652) pensieri 87

mento della specie umana medesima in quei luoghi che a lei non convengono. Le piante, gli animali ec. trasportate e stabilite dall’uomo in paesi a loro non convenienti, o non ci durano, o non prosperano, o ci degenerano, ci si trovano male ec. Gl’inconvenienti  (3651) a cui le tali specie sono soggette ne’ tali casi in siffatti luoghi, sono forse da attribuirsi alla natura? e se esse in detti luoghi, pur, benché male, sussistono, si dee forse dire che la natura ve le abbia destinate? e il genere di vita ch’esse sono obbligate a tenere in siffatti luoghi, o che loro è fatto tenere, e i mezzi che impiegano a sussistere, o che s’impiegano a farle sussistere, si debbono forse considerare come naturali, come lor proprii per loro natura? e argomentare da essi delle intenzioni della natura intorno a detta specie?

Mentre pertanto non si può dubitare che la natura, quanto a se, ha limitato ciascuna specie di animali, di vegetabili ec. a certi paesi e non piú; nel tempo stesso, al modo che nelle altre cose non si vuol riconoscere alcuna proporzione e analogia tra la specie umana e l’altre specie di esseri terrestri o mondani, cosí si pretende che la natura non abbia limitato la specie umana a niun paese, a niuna qualità di paesi; e a differenza di tutte l’altre specie terrestri, a ciascuna delle quali la natura ha destinato sol piccolissima parte del  (3652) globo, si vuol ch’ella abbia destinato alla specie umana tutta quanta la terra. Che l’uomo in fatto l’abbia occupata tutta, non si può negare. Cosí egli ha fatto milioni d’altre cose contrarie alla natura propria ed all’universale. Ma argomentar dal fatto, che tale occupazione sia secondo natura, è cosa stolta. Intorno a una specie di esseri che ha fatto e tutto giorno fa tante cose evidentemente non pur diverse ma contrarie alla natura e propria ed universale, volendo discorrere della sua natura vera, e de’ suoi propri e primitivi destini, bisogna ragionare