Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/117

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112 pensieri (4181-4182)

nostri giorni. La materia sarebbe eterna, e nulla perciò vi sarebbe d’infinito. Ciò non vorrebbe dire altro, se non che la materia, cosa finita, non avrebbe mai cominciato ad essere, né mai lascerebbe di essere; che il finito è sempre stato e sempre sarà. Qui non vi avrebbe d’infinito che il tempo, il quale non è cosa alcuna, è nulla, e però la infinità del tempo non proverebbe né l’esistenza né la possibilità di enti infiniti, piú di quel che lo provi la infinità del nulla, infinità che non esiste né può esistere se non nella immaginazione o nel linguaggio, ma che è pure una qualità propria ed inseparabile dalla idea o dalla parola nulla, il quale pur non può essere se non nel pensiero o nella lingua, e quanto al pensiero o  (4182) alla lingua (Bologna, 4 giugno 1826, domenica).


*    ὑρίσκος - συρίσκος. Vedi Casaubon. ad Athen., l. II, c. 4. init.


*    Litterato per letterario. Petrarca, Trionfo della Fama, cap. III, v. 102. Vedi Crusca. Tasso, Opere, ed. del Mauro, tom. IV, p. 304, t. X, p. 297, t. IX, p. 419.


*    Oreglia, origliare, origliere, per orecchia, orecchiare, orecchiere.


*    γραφεὺς (scriba) - greffier (se non viene da grief).


*    Fallir la promessa. Petrarca, Trionfo della Divinità, v. 4-5.


*    Senz’altra pompa, per senza niuna, ib., v. 120. Vedi anche Sonetto Il successor di Carlo, v. 7, e Canzone Una donna piú bella, st. 3, v. 12.


*    Mantua, Genua, Mantuanus ec. - Mantova, Genova, ec.


*    Vergheggiare. Vedi Crusca. Vagheggiare.