Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/216

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(4266-4267) pensieri 209

somma delle non civili né state mai civilizzate, questa moltitudine di quelle è posteriore alla civilizzazione, ed effetto di essa: la quale favorisce la moltiplicazion della specie e l’aumento della popolazione. È stata dunque la natura cosí sciocca e cosí mal provvidente, che ella abbia missed il suo intento per piú della metà? (Recanati, 30 marzo, ultimo venerdí, 1827).


*    In qualunque cosa tu non cerchi altro che piacere, tu non lo trovi mai: tu non provi altro che noia, e spesso disgusto. Bisogna, per provar piacere in qualunque azione, ovvero occupazione, cercarvi qualche altro fine che il piacere stesso (può servire al Manuale di filosofia pratica) (30 marzo 1827). Cosí accade (fra mille esempi che se ne potrebbero dare) nella lettura. Chi legge un libro (sia il piú piacevole e il piú bello del mondo) non con altro fine che il diletto, vi si annoia, anzi se ne disgusta, alla seconda pagina. Ma un matematico trova diletto grande a leggere una dimostrazione di geometria, la qual certamente egli non legge per dilettarsi. Vedi p. 4273. E forse per questa ragione gli spettacoli e i divertimenti pubblici per se stessi, senza altre circostanze, sono le piú terribilmente noiose e fastidiose cose del mondo; perché non hanno altro fine che il piacere; questo solo vi si vuole, questo vi si aspetta; e una cosa da cui si aspetta e si esige piacere (come un debito) non ne dà quasi mai: dà anzi il contrario. Il piacere (si può dir con perfettissima verità) non vien mai se non inaspettato; e colà dove noi non lo cercavamo, non che lo sperassimo. Per questo nel bollore della gioventú, quando l’uomo si precipita col desiderio e colla speranza dietro al piacere, ei non prova che spaventevole e tormentoso disgusto e noia nelle piú dilettevoli cose della vita. E non si comincia a provar qualche piacere nel mondo, se non sedato quell’impeto, e cominciata  (4267) la freddezza, e ri-