Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/403

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394 pensieri (4461-4462)

quelle disposizioni, qualità o cause. Se uno fa una spada e un altro se ne serve a fettare il pane, non segue che l’intenzione del fabbricatore fosse che quello strumento fettasse il pane, benché quella spada possa servire, e benché serva attualmente, a quest’uso. Infiniti sono i disordini nel corso delle cose, non solo possibili, ma facilissimi ad accadere; moltissimi tanto facili,  (4462) che quasi sono certi ed inevitabili: nondimeno son disordini manifesti, né si possono attribuire ad intenzione della natura. Per un esempio fra mille: niente è piú facile né piú frequente in certe specie di animali, che il veder le madri o i padri mangiarsi i propri figliuoli, bersi le proprie uova o quelle della compagna. Questo disordine orribile, che fa fremere, tende dirittamente e piú efficacemente d’ogni altro alla distruzione della specie: è impossibile attribuire ad intenzione della natura, la cui tendenza continua alla conservazione delle specie esistenti, è una delle cose piú certe che di lei si possono affermare, e che in lei sembrino manifestarci un’intenzione; attribuirle dico un disordine per cui il produttore stesso distrugge il prodotto, il generante il generato. Se la natura procedesse intenzionalmente in tal modo, già da gran tempo sarebbe finito il mondo. Da queste considerazioni segue, che per quanto il fenomeno dell’incivilimento dell’uomo sia possibile ad accadere; per quanto, considerate le disposizioni e le qualità poste in noi dalla natura e costituenti l’esser nostro, esso fenomeno possa parer facile, inevitabile; per quanto sia comune; noi non abbiamo il diritto di giudicarlo naturale, voluto intenzionalmente dalla natura. Grandissimi e vastissimi avvenimenti, fecondi di conseguenze sommamente moltiplici, importantissime, possono aver luogo a mal grado, per cosí dire, della natura (16 febbraio 1829). Vedi p. 4467, 4491.


*    L’autore anonimo della vita d’Isocrate pubblicata dal Mustoxidi nella Συλλογὴ έλληνικῶν ὰνεκδότων, Vene-