Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1047

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[p. 365 modifica] certa, anzi necessaria, anzi unica salvaguardia della purità di qualunque lingua. La quale, se non è libera primitivamente e per indole, stante l’inevitabile mutazione e novità delle cose, deve infallibilmente declinare dalla sua indole primitiva, e per conseguenza alterarsi, perdere la sua naturalezza e corrompersi; laddove ella conserva l’indole sua primitiva, se fra le proprietà di questa è compresa la libertà. E quindi si veda quanto bene provveggano alla conservazione della purità del nostro idioma coloro che vogliono togliergli la libertà, che, per buona fortuna, non solo è nella sua indole, ma ne costituisce una delle principali parti e uno de’ caratteri distintivi. E ciò è naturale ad una lingua che ricevé buona parte di formazione nel trecento, tempo liberissimo, perché antichissimo, e quindi naturale; e l’antichità e la natura non furono mai soggette alle regole minuziose e scrupolose della ragione e molto meno della matematica. Dico antichissimo, rispetto alle lingue moderne, nessuna delle quali data da sí lontano tempo il principio vero di una formazione molto inoltrata e di una notabilissima coltura ed applicazione alla scrittura; né può di gran lunga mostrare in un secolo cosí remoto sí grande universalità e numero di scrittori e di parlatori ec. che le servano anche oggi di modello. E questa antichità