Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1074

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[p. 384 modifica] perché l’idea del numero è collegata nella mente nostra, mediante l’abito e l’uso della favella, coll’idea che ci suscita il vedere una quantità d’individui facili a contare o di cui già sappiamo il numero. E l’idea di contare vien dietro alla detta vista, per la detta ragione. Non cosí l’uomo privo de’ nomi numerali. Egli vede quelle cinque dita come tante unità, che non hanno fra loro alcuna relazione o attinenza numerica (come in fatti non l’hanno per se stesse), componenti [p. 385 modifica]una quantità indefinita (della quale non concepisce se non se un’idea confusa, com’é naturale trattandosi d’indefinito) e non gli si affaccia neppure al pensiero l’idea di poterla determinare o di contare quelle dita. Meno metafisica è l’idea dell’ordine. Giacché (seguitando a servirci dell’esempio della mano) che il pollice, ossia il primo dito, stia nel principio della serie, che l’indice, cioè il secondo dito, venga dopo quello che è nel principio della mano, cioè il pollice, e che il medio, cioè il terzo, succeda a questo dito e sia distante dal pollice un dito d’intervallo, sono cose che cadono sotto i sensi e che destano facilmente l’idea di primo, di secondo e di terzo e via discorrendo. Lo stesso potremmo dire di un filare d’alberi ec.

Cosí che io non credo che le denominazioni de’ numeri ordinativi non abbiano preceduto nelle lingue primitive quelle de’ cardinali (contro ciò che pare a prima vista e che forse è seguito nelle lingue cólte ec.), e che in dette lingue