Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1208

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[p. 2 modifica] il maggior numero di parole, considerando, se non altro (per non entrare adesso nel paragone della ricchezza), l’infinita copia e varietà delle inflessioni di ciascun loro verbo o nome ec. Cosí che avrebbero potuto usar la rima meglio di noi e piú gradevolmente, cioè piú naturalmente, forzando meno il senso, il verso, l’armonia della sua struttura, il ritmo ec. E nondimeno la fuggivano tanto quanto noi la cerchiamo, ed a noi stessi, avvezzi all’armonia de’ loro versi, parrebbero barbari e disgustosi ponendovi la rima.

Se esistesse un’assoluta armonia, cioè a dire un’assoluta convenienza e relazione fra i suoni articolati, e se i versi italiani (che è pur la lingua e la poesia stimata la piú armonica del mondo) fossero assolutamente armoniosi, lo sentirebbe tanto il forestiero e il fanciullo ignorante della lingua quanto l’italiano adulto né piú né meno. E se quest’assoluta armonia e questi versi assolutamente armonici fossero assoluta e natural cagione di diletto per se stessi, lo sarebbero universalmente, e non piú all’italiano che allo straniero e al fanciullo.

Tutti coloro che non sanno il latino o il greco, di qualunque nazione sieno, non sentono armonia veruna ne’ versi latini o greci, se pur non sono assuefatti lungamente ad udirne per qualsivoglia circostanza,