Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/151

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[p. 257 modifica] è fatto l’amore della nazione, perché non arrivano a desiderare né a compiacersi di sovrastare a persone cosí lontane e fuori della loro portata, come sono i forestieri. L’amor poi universale manca affatto di questo fondamento dell’ambizione, che è la gran molla che renda operoso l’amor di corpo, e perciò resta naturalmente inefficace in quasi tutti, non essendoci speranza di distinguersi dagli altri col mezzo dei vantaggi del suo corpo. E cosí, spento quell’amore ch’è utile per le ragioni sopraddette, quest’altro non gli subentra, e se anche gli subentra resta inutile, non movendo efficacemente l’uomo a nessuna intrapresa (4 luglio 1820).


*   Anche nell’interiore quasi tutti gli uomini oggidí sono uguali nei principii, nei costumi, nel vizio, nell’egoismo ec. Sono tutti uguali e tutti separati, laddove anticamente erano tutti diversi e tutti uniti, e perciò atti alle grandi cose, alle quali noi siamo [p. 258 modifica]inettissimi, trovandoci tutti soli. E la stessa nostra uguaglianza è (cosa curiosa) il motivo della nostra disunione, che nasce dall’universale egoismo (4 luglio 1820).


*   L’amore universale toglie l’emulazione e la gara del suo corpo coll’altrui, la qual gara è la cagione dell’accrescimento e dei vantaggi e pregi che gl’individui cercano di proccurare alla patria, al partito ec. Gli uomini grandi sono suscettibili di una emulazione grande, come con quelli delle altre nazioni. Gli uomini piccoli al contrario non sentono emulazione se non coi cittadini de’ paesi d’intorno, con quelli delle altre famiglie, coi suoi propri cittadini ec. ec. ec. (4 luglio 1820).


*   Al levarsi da letto, parte pel vigore riacquistato col riposo, parte per la dimenticanza dei mali avuta nel sonno, parte per una certa rinnuovazione della vita, cagionata da quella specie d’interrompimento datole, tu ti senti ordinariamente o piú lieto o meno tristo di quando ti coricasti. Nella mia vita infelicissima l’ora meno trista è quella