Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1547

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[p. 224 modifica] una nuova, impreveduta e grande sciaura, non provi nuovo dolore. Anzi bene spesso quando anche sia preveduta, quando anche sia quella medesima per cui si disperava. Dunque la speranza gli restava ancora. E nessuno è mai tanto disperato che, se bene si dia a credere di non esser piú suscettibile di maggior dolore e di star sicuro nella sua piena disperazione, non sia realmente [p. 225 modifica]soggetto a sentire l’accrescimento del male. Non v’è infermo cosí ragionevole e capace di conoscer da se di avere necessariamente a morir del suo male (come sarebbe un medico ec.), che al ricever l’avviso di dover morire non si turbi fuor di modo. Dunque sperava ancora di non morire. Questa osservazione è del Buffon. E come non v’è tanto gran male che non possa esser maggiore, cosí non v’è disperazione umana che non possa crescere. Dunqu’ella non è mai perfetta per grande ch’ella sia, dunque non esclude mai pienamente la speranza (22 agosto 1821).


*    Osservate quell’uomo disperatissimo di tutta quanta la vita, disingannatissimo d’ogni illusione, e sul punto di uccidersi. Che cosa credete voi ch’egli pensi? pensa che la sua morte sarà o compianta o ammirata o desterà spavento o farà conoscere il suo coraggio a’ parenti, agli amici, a’ conoscenti, a’ cittadini; che si discorrerà di lui, se non altro per qualche istante con un sentimento straordinario; che le menti si esalteranno almeno di un grado sul di lui