<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/1609&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20141127120631</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/1609&oldid=-20141127120631
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 1609 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 263modifica] che in essa può dirsi che, concepita appena un’idea per nuova ch’ella sia, è già fatta la nuova parola che l’esprima. Tanto costava l’arricchir quella lingua quanto il concepire un’idea, o menoma parte o modificazione d’idea in qualunque modo nuova. Laddove nelle altre lingue, concepita un’idea nuova, ci vuole bene spesso del bello e del buono per esprimerla. E questo nuoce e ritarda sommamente la chiarezza e determinatezza della stessa concezione, perché si può dire che un’idea non si concepisce mai chiaramente, né è mai ben determinata e ferma nell’intelletto del suo stesso ritrovatore, finch’egli non ha trovato una parola o modo perfettamente corrispondente, e non l’ha saputa ben esprimere e fissare con questo mezzo a se stesso, e quasi rinchiuderla e incassarla in detta parola. Questo è ciò che i greci faceano immediatamente, e quindi si conferma quello che altrove ho detto, cioè che la loro superiorità nella filosofia ec. fra gli antichi, possa venire in gran parte