Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1887

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[p. 424 modifica] sperimentata, furba e libera nel trattare, nell’operare, e in ogni assuefazione e costume, e di parerle graziosi ec. (10 ottobre 1821).


*   Ho detto che la lingua italiana non ha mai rinunziato alle sue ricchezze antiche. Ecco come ciò si deve intendere. Tutte le nazioni, tutte le lingue del mondo antiche e moderne, formate ed informi, letterate e illetterate, civili e barbare, hanno sempre di mano in mano rinunziato e di mano in mano incessantemente rinunziano alle parole e frasi antiche, come e perciò ed in proporzione che rinunziano ai costumi antichi, opinioni ec. Quelle ricchezze alle quali io dico che la lingua italiana non ha mai rinunziato sono le ricchezze sue piú o meno disusate, che sono infinite e bellissime e ponno esserle ancora d’infinito uso; ma non propriamente le voci e locuzioni antiche, cioè quelle che oggi o non si ponno facilmente e comunemente intendere o comunque intese non ponno aver faccia di naturali e spontanee e non pescate nelle biblioteche de’ classici. A queste l’Italia, come tutte le altre nazioni né piú né meno, intende di avere rinunziato; e i soli pedanti