<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2373&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20150904151827</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2373&oldid=-20150904151827
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2373 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 201modifica] e spagnuola, d’ambe le quali, non solo non si sarebbe creduto che fossero antiche, e de’ piú buoni tempi, ma si sarebbe penato a congetturare l’etimologia, dimostrate non solo non moderne, non solo non derivate da’ tempi barbari, ma identiche con una radice antichissima che si trova nell’antichissimo greco, che nel greco de’ buoni secoli era già fatta antiquata, che non poté passare nel latino, donde solo poté venir sino a noi e al nostro volgo, se non da quando nacque il latino da una stessa origine col greco, e che perduta nel latino scritto si è conservata perennemente nel volgare, in modo che oggi la nostra plebe usa familiarmente una radice ch’era già poetica, e però già divisa dal volgo, sino dal tempo del piú antico scrittore profano che si conosca, cioè di Omero. Tanta è la tenacità del volgo e tanto sono antiche tante cose e parole che si credono moderne, per ciò appunto che l’eccesso della loro antichità nasconde affatto la loro origine e l’uso che anticamente se ne fece. E quindi potete argomentare