Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2451

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[p. 248 modifica] né potrà mai bastare al continuo e sempre nuovo bisogno della società favellante, se non lo faremo fruttare, come non solo concede amplissimamente, ma porta e vuole l’indole e la natura sua (30 maggio 1822). Vedi p. 2455.


*   Beato colui che pone i suoi desiderii e si pasce e si contenta de’ piccoli diletti e spera sempre da vantaggio, senza mai far conto della propria esperienza in contrario, né quanto al generale, né quanto ai particolari! E per conseguenza, beati gli spiriti piccoli o distratti e poco esercitati a riflettere! (30 maggio 1822).


*    Alla p. 2252. L’idea dell’eternità entra in quella di ultimo, finito, passato, morte, non meno che in quella d’infinito, interminabile, immortale. E vedi altro mio pensiero già scritto in questo proposito (30 maggio 1822), cioè p. 2242, 2251.


*    Quanto sia piú naturale e semplice l’andamento della lingua greca (tuttoché poeticissima), che non è quello della latina; e quindi quanto men proprio suo e quanto la lingua greca dovesse esser meglio disposta all’universalità che non era la lingua latina, si può vedere anche da questo.