Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/260

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248 pensieri (2450-2451-2452)

nieri per esprimere qualunque cosa occorresse: e i greci, avendo alle mani facile e pronto e spendibile il capitale proprio, non si curarono dell’altrui, il quale sarebbe stato loro piú difficile a usare e manco manuale del proprio. L’opposto di quello che avviene a noi per aver trasandato di porre a frutto il nostro bellissimo e vastissimo capitale, che, benché sia tale (oltre che la maggior parte ce n’é ignota), non basta  (2451) né potrà mai bastare al continuo e sempre nuovo bisogno della società favellante, se non lo faremo fruttare, come non solo concede amplissimamente, ma porta e vuole l’indole e la natura sua (30 maggio 1822). Vedi p. 2455.


*   Beato colui che pone i suoi desiderii e si pasce e si contenta de’ piccoli diletti e spera sempre da vantaggio, senza mai far conto della propria esperienza in contrario, né quanto al generale, né quanto ai particolari! E per conseguenza, beati gli spiriti piccoli o distratti e poco esercitati a riflettere! (30 maggio 1822).


*    Alla p. 2252. L’idea dell’eternità entra in quella di ultimo, finito, passato, morte, non meno che in quella d’infinito, interminabile, immortale. E vedi altro mio pensiero già scritto in questo proposito (30 maggio 1822), cioè p. 2242, 2251.


*    Quanto sia piú naturale e semplice l’andamento della lingua greca (tuttoché poeticissima), che non è quello della latina; e quindi quanto men proprio suo e quanto la lingua greca dovesse esser meglio disposta all’universalità che non era la lingua latina, si può vedere anche da questo.  (2452)

Sebben l’italiana e la spagnuola son figlie vere e immediate della latina, pure è molto ma molto piú facile di tradurre naturalmente e spontaneamente in italiano o in ispagnuolo gli ottimi autori greci