<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2531&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20151205203556</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2531&oldid=-20151205203556
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2531 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 293modifica] purità dentro i termini dell’uso nazionale, perché, se ciò fosse, tutte le nazioni in tutti i tempi parlerebbero puramente e tutti gli scrittori, seguendo la lingua del tempo loro, scriverebbero puramente, massime conformandosi alla parlata, e non esisterebbe il contrario della purità, cioè l’impurità, perché nessuna lingua in nessun tempo sarebbe mai impura, benché tutta composta da capo a piedi di barbarismi. Sicché resta che per lingua pura s’intenda come suo preciso sinonimo la lingua antica di una nazione, cioè quella lingua composta per la piú parte di voci e modi venuti di fuori, che dagli antichi fu parlata e scritta. E in particolare quella che fu contemporanea della miglior letteratura e coltura nazionale, e in somma quella che fu il risultato, non già dell’abbozzo ch’ebbe la lingua italiana da’ trecentisti, ma del perfezionamento dato alla lingua