Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2665

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[p. 363 modifica] Ivi, 83, leggi recte quidam vocant Atticum, e vedi num. 75. Ivi, 88, leggi aut tempore alieno non alienum, giacché questa voce si riferisce a ridiculo (12 gennaio 1823). Ivi, 107, leggi laudata; 138, leggi quid caveat (13 gennaio 1823, Roma, in letto); 150, leggi in dicendo (13 gennaio 1823); 182, leggi quid accideret o quid accidisset; 195, leggi quisque o quique per cuique (13 gennaio 1823).


*   Alla p. 2661. Dell’antica presuntuosa opinione avuta da vari popoli, e massime dagli ateniesi, d’essere αὐτόχθονοι, e perciò differenti di nascita o di diritti dagli altri uomini, con che giustificavano le conquiste, le preminenze nazionali, le pretensioni che ciascun popolo aveva sugli altri popoli, l’essere sciolti da ogni legge verso i forestieri, la schiavitú di questi o nazionale o individuale, l’oppressione degl’inquilini o stranieri domiciliati, l’odio in somma verso l’altre nazioni, mentre professavano amore alla propria e si stimavano obbligati dalla legge e dalla natura verso i propri cittadini o connazionali, vedi anche l’orazione funebre recitata da Socrate in persona d’Aspasia nel Menesseno di Platone, verso il principio (2 febbraio, dí della Purificazione di Maria SS., 1823). Vedi p. 2675.