<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2787&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20151211162926</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2787&oldid=-20151211162926
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2787 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 432modifica] e mutato uso, condizione e significato, non è maraviglia ch’esso muti l’accentazione come accade in altre mille parole. Ma tale ancora, ella si riconosce per un participio femminino, il quale non può venire se non da ἅρπω parossìtono, e non da ἁρπῶ, né da ἁρπάω nè da ἁρπάζω, e il cui mascolino sarebbe ἁρπὼς. E nel luogo delle iscrizioni triopee, dov’ella è aggettivo, io son d’opinione che vada scritta properispómena. Non so come la scriva il Visconti: la lapide non ha accenti. 3°, Ognun sa che in queste materie degli accenti, come in tante altre, non è da prestar gran fede ai grammatici che abbiamo, benché greci, e ch’essi sono stati corretti cento volte dagli eruditi moderni colla piú accurata osservazione dell’antichità, delle origini, delle derivazioni, delle analogie, della ragion grammaticale della lingua greca. E se ciò accade anche nelle cose che appartengono alla lingua di Tucidide o di Platone, quanto minor forza avrà un’obbiezione