Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2866

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[p. 44 modifica] in casi simili, e specialmente nel caso predetto, usano elegantemente αὐτίκα, cioè subito, in principio di periodo, come gli spagnuoli luego, ed anche luego al punto in stile piú familiare o burlesco. San Giovanni Crisostomo, o chiunque sia l’autore dei due sermoni sulla preghiera περὶ προσευχῆς, nel serm. 2, che incomincia ὅτι μὲν παντὸς ἀγαJοῦ, sul principio: ΕὐJὐς τοίνυν ἐκεῖνο μέγιστον περὶ εὐχῆς εἰπεῖν ἒχομεν, ὅτι κ. λ. Vedi Plato, de Rep., I, t. IV, p. 32, vol. ult., dove αὐτίκα non serve all’enumerazione, ma vale ecco qua subito, pronto e come senza cercare o senza andar lontano. E cosí i greci spessissimo. Noi diremmo la prima cosa avverb., prima di tutto, in primo luogo; i latini primum o principio (vedi Georgiche, II, 8, IV, 8) ec. (1 luglio 1823).


*    Ho detto sovente che ciascuno autor greco ha, per cosí dire, il suo vocabolarietto proprio. Ciò vale non solamente in ordine all’usare ciascun d’essi sempre o quasi sempre quelle tali parole per esprimere quelle tali cose, laddove gli altri altre n’usano, o in ordine ai loro modi e frasi familiari e consuete, ma eziandio in ordine al significato delle stesse parole o frasi che anche gli altri usano, o che tutti usano. Perocché chi sottilmente attende e guarda negli scrittori greci, vedrà che le stesse parole e frasi presso un autore hanno un senso, e presso un altro un altro, e ciò non solamente trattandosi di autori vissuti in diverse epoche, il che non sarebbe strano, ma eziandio di autori contemporanei, e compatriotti ancora, come, per esempio, di Senofonte e