<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject>Saggi</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/3128&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20260425192848</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/3128&oldid=-20260425192848
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 3128 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 199modifica] come cosa propria e i nemici di lei come propri nemici ciascuno; e quindi non solo con odio spirituale e per amor di Dio, ma con odio umano, con passione, per cosí dir, carnale e sensibile, per proprio rispetto e per inclinazione odiavano i maomettani non che il maomettanesimo. E la liberazione del sepolcro di Cristo era cosa di che allora tutti s’interessavano, siccome in questi ultimi tempi, della distruzione della pirateria tunisina e algerina, benché questa e quella fossero piú nel desiderio che nella speranza, o certo piú desiderate che probabili: aggiunta però di piú la differenza de’ tempi, perocché nel cinquecento le inclinazioni e le opinioni e i desiderii pubblici erano molto piú manifesti, decisi, vivi, forti e costanti ch’e’ non possono essere in questo secolo. Siccome nel trecento il Petrarca (Canz. O aspettata), cosí nel cinquecento tutti gli uomini dotti esercitavano il loro ingegno nell’esortare, o con orazioni o con lettere o con poesie pubblicate per le stampe, le nazioni e i principi d’Europa