Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/317

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[p. 386 modifica] meno profondi quanto piú superbi, i quali ordinariamente si compiacevano di credere il filosofo felice per se, e la virtú sola o la sapienza bastanti per se medesime alla felicità. Laonde Teofrasto non ebbe giustizia dagli antichi, incapaci di conoscere quella profondità di tristo e doloroso sentimento [p. 387 modifica]che lo faceva parlare. Vexatur Theophrastus et libris et scholis omnium philosophorum, quod in Callisthene suo laudavit illam sententiam: Vitam regit fortuna non sapientia. Cicerone, Tuscul., 3 et 5 (vedilo perché contiene qualche altra cosa). Quod maxime efficit Theophrasti de beata vita liber, in quo multum admodum fortunae datur. Id. de Finibus l. 4. Neanche ha ottenuto dai moderni quella stima che meritava, essendo smarrite quasi tutte le sue moltissime opere, né restando altro che alcune fisiche, eccetto i Caratteri; e io credo di essere il primo a notare che Teofrasto essendo filosofo e maestro di scuola (e scuola eccessivamente numerosa), anteriore oltracciò ad Epicuro, e certamente non epicureo né per vita né per massime, si accostò forse piú di qualunque altro alla cognizione di quelle triste verità che solamente gli ultimi secoli hanno veramente distinte e poste in chiaro, e della falsità di quelle illusioni che solamente a’ dí nostri hanno perduto il loro splendore e vigor naturale. Ma cosí anche si vede che Teofrasto, conoscendo le illusioni, non però