Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3519

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[p. 1 modifica] mi possedette non pur nella puerizia, ma nell’adolescenza, quando io era bene in grado di riflettere e di ragionare, e cosí faceva io infatti, ma indarno per liberarmi da quel timore, benché ogni ragione mi dimostrasse ch’egli era tutto irragionevole. Io non credeva che vi fosse pericolo, e sapeva che non v’era pericolo né che temere; ma io temeva niente manco che se io avessi saputo e creduto e riflettuto il contrario (puoi vedere la p. 3529). Non poté né la ragione né la riflessione liberarmi di quel timore irragionevolissimo, perch’esso m’era cagionato dalla natura. Né io certo era de’ piú stupidi e irriflessivi, né di quelli che men vivono secondo ragione, e meno ne sentono la forza, e son meno usi di ragionare, e seguono piú ciecamente l’istinto o le disposizioni naturali. Or quello che non poté per niun modo la ragione né la riflessione contro la natura, lo poté in me la natura stessa e l’assuefazione; e il poté contro la ragione medesima e contro la riflessione. Perocché coll’andar del tempo, anzi dentro un breve spazio, essendo [p. 2 modifica]io stato forzato in certa occasione a sentire assai da vicino e frequentemente di tali scoppi, perdei quell’ostinatissimo e innato timore, in modo che non solo trovava piacere in quello