Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3529

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[p. 7 modifica] è certamente coraggioso, o in tale occasione non ha coraggio. E chi ha bisogno, per non temere, di credere che non vi sia pericolo, cioè ragion di temere, o di sminuirsi l’opinion del pericolo e di credere che questo pericolo, questa ragione [p. 8 modifica]sia piccola o minore e piú leggera ch’ella non è, ed altrimenti teme; non è coraggioso, perché niun teme quello ch’ei non crede da temersi, e niun teme fuori dell’opinion del pericolo, vera o falsa, o ancor menoma ch’ella sia, o non ragionata, ma quasi istinto e passione (come quella di cui vedi la p. 3518-20, e massime 3519, margine).

Anche il dolore degli uomini si consola o si scema col persuadersi che il danno, la sventura ec. o non sia tale, o sia minore ch’ella non è, o ch’ella non apparisce, o ch’ella non fu stimata a principio; e forse (eccetto quella medicina che reca la lunghezza del tempo) il dolore si consola o mitiga piú spesso cosí che altrimenti. Per questo nelle pubbliche calamità, quando importa che il popolo sia lieto o non abbattuto o men tristo che non sarebbe di ragione, si proibiscono e tolgono i segni di lutto, e si ordinano e introducono feste o segni (anche straordinarii) di allegria.