Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3627

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[p. 71 modifica] per elezione gli andavan dietro, questi avevano una lingua illustre e una parlata, quelli non avevano già piú una lingua illustre che fosse per essere intesa quando anche l’avessero saputa scrivere, ma lingua scritta e parlata era per loro una cosa sola, o tra se molto meno diversa che non nell’aureo secolo e ne’ prossimi a quello. [p. 72 modifica]Siccome eziandio tra gli scrittori aurei, i piú antichi e i piú familiari, semplici e rimessi di stile, piú conservano dell’antico latino, piú rappresentano della frase volgare e parlata, piú hanno delle voci e locuzioni, e delle significazioni ed usi di voci conformi ai volgari. Cosí Cornelio, Fedro, Celso ec., piú somigliano quella degli scrittori bassi e de’ volgari moderni. I piú antichi (coi quali vanno quelli che piú si tennero all’antico per loro instituto, come Varrone, Frontone ec.), perché il linguaggio illustre e scritto non era ancor ben formato e determinato, né molto né ben distinto dal parlato e familiare. I piú semplici e rimessi perché o per istituto o per un poco meno di abilità nello scrivere e minore studio fatto della lingua, o minor diligenza posta nel comporre, non vollero o non seppero troppo scostarsi dal linguaggio piú noto e succhiato da loro col latte, cioè dal familiare e parlato. Onde a noi