Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3905

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[p. 281 modifica] esse, che si trovano ancora, in qualsivoglia modo, nel latino scritto di qualunque età e che nelle dette lingue non sono state introdotte dagli scrittori, dalla letteratura, da’ letterati, dalla favella de’ dotti o cólti ec., né passati dall’una di esse lingue nell’altra per qualunque mezzo, dopo essere in quella stati introdotti dagli scrittori o dal parlar letterato ec., ma che vengono originariamente dal semplice uso del favellare ec.; furono tutte proprie del latino volgare e parlato, non meno che dello scritto; e quindi chi cerca l’antico volgar latino ha diritto di considerarle come sue parti e qualità ec. (24 novembre 1823).


*    Alla p. 3835. È da notare però che l’ubbriachezza ec., anche quando esalta le forze e cagiona una non ordinaria vivacità ed attività ed azione esteriore o interiore, [p. 282 modifica]interiore, o l’uno e l’altro, sempre però o quasi sempre cagiona eziandio nel tempo stesso una specie di letargo, d’irriflessione, d’ἀναισθησία, ancorché l’uomo per altra parte sia allora straordinariamente sensibile, e riflessivo e profondo sopra ogni cosa.1 Ella infatti per sua proprietà trae l’uomo piú o meno, ed in uno o in altro modo, fuor di se stesso, e in certa maniera, quando piú quando meno, lo accieca, lo trasporta, lega le sue facoltà, ne sospende l’uso libero ec. Perciò appunto ella è ordinariamente piacevole, perocché sospendendo o scemando in certo modo il sentimento della vita, nel tempo stesso ch’ella accresce la forza, l’energia, l’intensità, il grado, la somma, la vitalità d’essa vita, sospende o scema o rende insensibile o men sensibile l’azione, l’effetto, l’efficacia,

Note

  1. Veggasi la p. 3921-27.