Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/407

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7°. La perfezion della ragione consiste in conoscere la sua propria insufficienza a felicitarci, anzi [p. 450 modifica]l’opposizione intrinseca, ch’ella ha colla nostra felicità (vedi p. 304, capoverso 2). Questa è tutta la perfettibilità dell’uomo, conoscersi incapace affatto a perfezionarsi, anzi ch’essendo egli uscito perfetto sostanzialmente dalle mani della natura, alterandosi non può altro che guastarsi. Ora la religione confonde appunto la nostra ragione, gli mostra la sua insufficienza, la corruttela che ha introdotto nell’uomo e l’impossibilità ch’ell’ha di felicitarci: ed ecco la perfezion della ragione. Perché queste cose l’uomo non le avrebbe conosciute nel suo stato primitivo, ma, prevaluta la ragione, egli non può giungere a maggior perfezione che di conoscere l’impotenza e il danno della ragione. La perfezion della ragione consiste a richiamar l’uomo quanto è possibile al suo stato naturale; ritorno ch’essendo fatto mediante quella ragione stessa che ha corrotto l’uomo, ed avendo il suo fondamento in questa medesima corruttrice, non può piú equivalere allo stato naturale, né per conseguenza alla nostra perfezion primitiva, né quindi proccurarci quella felicità che ci era destinata. Ma con tutto ciò, riguardo a questa vita, è la miglior condizione che l’uomo possa sperare. Ed ecco che la religione favorisce infinitamente