Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4216

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[p. 147 modifica] , massime trattandosi del nome di una scienza; ché se nelle scienze ogni termine dev’esser preciso e non dar luogo ad equivoco, molto piú il nome suo stesso. Nondimeno l’abbiamo adottato tal quale; e per effetto di questa disparatissima causa, il nome di questa scienza, nome che le è stato e sarà sempre e universalmente fisso e inseparabile, produce [p. 148 modifica]in tutti un’idea equivoca, che mescola le nozioni di storia a quella di scienza; che fa dare ai cultori e scrittori di questa il nome di storici della natura, il quale niun pensò mai di dare a Lavoisier né a Volta, né di chiamar Cassini o Galileo storici degli astri o del cielo. Confusione e imprecisione di idea, da cui niuno si potrà difendere finché sarà conservato alla detta scienza il detto nome, che non le potrà essere mai tolto presso nazione alcuna sino all’estinzione della presente civiltà, (Bolog. 13 ott. 1826). e al sorgimento di un’altra che non derivi da questa.


*    Rettorica. Citiamo qui un esempio di acutezza e di filosofia de’ rettorici. Demetrio (rettorico de’ piú stimati) περὶ ἐρμηνείας, della elocuzione, sezione 67. parlando delle figure della dizione (σχήματα τῆς λέξεως opposte a σχήματα τῆς διανοίας sententiarum o sententiae: λέξεως verborum), le quali non sono altro che costrutti e frasi fuor di regola, di ragione, d’uso ec. sgrammaticature, direbbe l’Alfieri. Bisogna servirsi di tali figure non in troppa abbondanza,1 ché ella è cosa poco elegante, e dà una certa disuguaglianza al discorso, e fa il discorso disuguale. Gli antichi, i quali usano però gran quantità di figure, riescono nel dir loro piú familiari e correnti che non fanno i moderni quando sono senza figure. La cagione è che quelli le adoperano con arte (χρῆσθαι μέν τοι τοῖς σχήμασι μὴ πυκνοῖς· ὰπειρόκαλον γὰρ καὶ παρεμφαῖνόν

Note

  1. Non bisogna tuttavolta usar le figure a man piena: cosa goffa e che ec.