Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4482

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[p. 415 modifica] amis de cet homme. Corinne, liv. 10, ch. 6, t. II, p. 161, 5me édition, Paris, 1812. - Può servire anco al Galateo morale - e al Trattato de’ sentimenti umani (3 aprile 1829) - e al pensiero sulla monofagia, massime in proposito de’ servitori ec.


*    Alla p. precedente (Vedi Orelli, Opusc. graec. moral. t. I, p. 138, e le note) e ciò è anche oggi di creanza universale, e quasi naturale (3 aprile 1829).


*    Dal pensiero precedente apparisce (e l’esperienza lo prova) che vera amicizia difficilmente può essere o durare tra giovani, malgrado il candore, l’entusiasmo ec. proprio dell’età. E ve ne sono anche altre ragioni. Piú facile assai l’amicizia tra un giovane e un vecchio o un provetto. - L’odio verso i simili, che, essendo di ogni vivente verso ogni vivente, è maggiore verso quei della specie, ancor nella specie stessa è tanto maggiore, quanto un ti è piú simile. - Hanno [p. 416 modifica]gli ebrei in un loro libro di sentenze e detti varii, che si dice tradotto di lingua arabica, ma verisimilmente è pur di fattura ebraica, (Orelli, Opusc. graec. moral., t. II, Lipsia, 1821, praef., p. XV), che non so qual sapiente, dicendogli uno: io ti sono amico, rispose: che potria fare che non mi fossi amico? che non sei né della mia religione, né vicino mio, né parente, né uno che mi mantenga? (sentent. 269. Apophthegm. Ebraeor. et Arabum, ed. a Io. Drusio; Franequerae, 1651). - Quodam dicente, Amo te, Cur, inquit, me non amares? Non enim es ejusdem mecum religionis, nec propinquus meus, nec vicinus, nec ex iis, qui me alunt. Orell., ib., p. 506-7 (4 aprile 1829).


*    Il piú certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non passarli mai (4 aprile 1829).


*    Moestus da moereo (moeritus, moesitus, moestus, come torreo - tostus, questus, quaestus ec.): 1o, participio in us con senso neutro e presente; 2o, participio aggettivato; 3o, non piú riconosciuto per participio. Vedi Forcellini ec. (4 aprile) Se non è da maereor.