Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/620

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[p. 96 modifica] molle e forze dell’anima. Ordinariamente la maggior cura di questi tali è di conservare lo stato presente, di tenere una vita metodica e di nulla mutare o innovare, non già per indole pusillanime o inerte, che anzi ella sarà stata tutto l’opposto, ma per una timidità derivata dall’esperienza delle sciagure, la quale porta l’uomo a temere di perdere a causa delle novità quel tal quale riposo o quiete o sonno, in cui dopo lunghi combattimenti e resistenze l’animo suo finalmente s’è addormentato e raccolto e quasi accovacciato. Il mondo è pieno oggidí di disperati di questa seconda sorta, come fra gli antichi erano frequentissimi quelli della prima specie. Quindi si può facilmente vedere quanto debba guadagnare l’attività, la varietà, la mobilità, la vita di questo mondo; quando tutti si può dire i migliori animi, giunti a una certa maturità, divengono incapaci di azione ed inutili a se medesimi, e agli altri (6 febbraio 1821).


*    Floro IV, 12, verso la fine: Hic finis