Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/808

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[p. 197 modifica] facilità e semplicità di metodo, e nel tempo stesso fecondità, anzi infinità di risultati e combinazioni, che deriva dall’uso degli elementi nella scrittura e nell’aritmetica, anzi in tutte le operazioni della vita umana, anzi pure della natura (giacché, secondo i chimici, tutto il mondo e tutti i diversissimi corpi si compongono di un certo tal numero di elementi diversamente combinati, e noi medesimi siamo cosí composti e fatti, anche nell’ordine morale, come ho dimostrato in molti pensieri sulla semplicità del sistema dell’uomo), deriva anche dall’uso degli elementi nella [p. 198 modifica]lingua. Al che si ponga mente per giudicarne quanto sia necessario anche oggidí ritenere piú che si possa, e nella nostra e in qualunque lingua, la facoltà de’ nuovi composti; atteso l’immenso numero delle nuove cose bisognose di denominazione (massime nella lingua nostra), numero che ogni giorno necessariamente e naturalmente si accresce, e d’altra parte l’impossibilità della troppa moltiplicità delle radici, sí al fatto o all’invenzione, sí all’uso, intelligenza e diffusione, sí anche alle facoltà della memoria e dell’intelletto umano ed alla chiarezza delle idee che debbono risultare dalla parola, chiarezza quasi incompatibile colle nuove radici (vedi p. 951} e compatibilissima coi nuovi composti; oltre alla mancanza di gusto che deriva dalle nuove radici, le quali sono sempre termini, come ho spiegato altrove; non cosí i composti derivati dalla propria lingua. Lo dico senza dubitare. La lingua piú ricca sarà sempre quella che avrà conservata