Pescatori d'Islanda/Parte III/Capitolo XI

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Capitolo XI

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo XI
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Capitolo Undecimo.


Un mattino verso le tre, mentre sotto i loro sudori di nebbia, sognavano tranquillamente, sentirono come dei rumori di voce sconosciuta. Quelli che erano sul ponte si guardarono l’uno con l’altro, interrogandosi con un colpo d’occhio;

— Chi ha parlato?

— Nessuno; nessuno aveva detto niente.

Allora, colui che era incaricato della tromba e che l'aveva trascurata fino dalla vigilia, si precipitò su di essa, [p. 93 modifica]soffiando con tutto il suo fiato, per dare il segnale di allarme, che faceva fremere in quel silenzio. Come se una apparizione fosse stata evocata da quel suono vibrante di cornamusa, una grande cosa imprevista si era disegnata in grigio, si era drizzata minacciosa, molto alta, vicino ad essi; degli alberi maestri, delle verghe, dei cordami, un disegno di naviglio che si proiettava nell’aria, e degli altri uomini apparivano infine là, guardandoli con occhi aperti, in un risveglio di sorpresa e di spavento....

Essi gettarono degli alberi di ricambio, degli uncini, tutto ciò infine che avevano di lungo e di solido per tenere a distanza i visitatori sconosciuti, i quali anch’essi allungavano verso di loro degli enormi bastoni per respingerli.

Ma non vi fu che uno scricchiolio molto leggiero nelle verghe al disopra delle loro teste e le alberature per un momento acchiappate si svincolarono presto senza alcuna avaria; l’urto molto dolce, per quella grande calma del mare, era stato del tutto ammortito; sembrava che l’altro naviglio non fosse che una cosa molle, quasi senza peso....

Ed allora, passata l’emozione, gli uomini si misero a ridere; essi si riconoscevano I — Ohé! della Maria. — Eh! Gaos, Laumec, Guermeur! L’apparizione, era la Reine-Berthe, comandante Larvòer, anche di Paimpol; quei marinai erano dei villaggi vicini; quel grande là, con la barba nera, era Herjègou uno di Ploudaniel, e gli altri venivano da Plounès, o da Plounérien.

— Perchè non sonate ancora la vostra tromba, banda di selvaggi?— domandava Larvoer della Reine-Berthe. — Ebbene e voi dunque, banda di pirati, cattivi pesci del mare? — Oh! no.... è indifferente: a noi non è permesso di fare rumore. (Egli aveva risposto ciò con un’aria di [p. 94 modifica]mistero e con uno strano sorriso, che, in seguito, fu spesso ricordato da quelli della Maria).

Poi, come avesse detto troppo, aggiunse:

— «Il vostro corno è quello là». E mostrava un marinaio dalla fisonomia di tritone, che era tutto collo, tutto petto, con un non so che di grottesco nella sua persona grossa e robusta.

E, mentre aspettavano che qualche brezza o qualche corrente volesse separare infine i due navigli cominciarono a parlare delle cose dei loro paesi, delle ultime lettere ricevute dai vecchi genitori e dalle mogli.

— Io — disse Kerjégou — ho saputo dalla mia che ho avuto il piccolo che aspettavamo, esso viene a completare la dozzina.

Un altro aveva avuto due gemelli, ed un altro annunziava il matrimonio della bella Jeannie Caroff, una ragazza molto conosciuta in Islanda— con un vecchio, ricco sfondato, ma infermo, del comune di Plourivo.

Essi si vedevano come a traverso i veli bianchi e sembrava che ciò cambiasse anche il suono delle loro voci che avevano qualche cosa di soffocante.

Yann però non poteva distaccare gli occhi da uno di quei pescatori, un piccolo nano già vecchietto, che era sicuro di non aver mai visto e che pertanto gli aveva subito detto «Buon giorno, mio grande Yann».

Egli aveva la tristezza irritante delle scimmie e rivelava una grande malizia negli occhi penetranti.

— A me — disse ancora Larvöer, della Reine Berthe — hanno scritto della morte del nipote della vecchia Yvonne Moan de Ploubazlanec, che faceva il suo servizio allo Stato, come voi sapete, sulla squadra di Cina; una grandissima disgrazia veramente!

Sentendo ciò gli altri della Maria si voltarono verso Yann per vedere se egli ne sapesse niente.

— Sì — diss’egli con una voce tranquilla,— l’ho saputo nell'ultima lettera scrittami da mio padre. Tutti lo [p. 95 modifica]guardavano, tutti curiosi di scorgere il suo dolore, e ciò lo irritava.

— Mia moglie mi scrive nello stesso tempo, continuava Larvöer, che la figlia di Mevel ha lasciato la città per abitare a Ploubazlanec e curare la vecchia Moan, una vecchia zia; or si è messa a lavorare a giornata presso le famiglie, per guadagnare la sua vita.... Io veramenteho sempre pensato che era una gran buona figlia e molto coraggiosa, malgrado le sue arie di signorina.

Di nuovo, guardarono Yann, cosa che gli dispiacque ancora di più e che gli fece salire il sangue alla testa. La conversazione finì su quell’apprezzamento di Gaud, e la Reine-Berthe, che alcun essere vivente avrebbe mai più visto, cominciava ad allontanarsi sensibilmente.

Dopo qualche minuto, le loro figure sembravano sempre più cancellate, perchè i navigli erano meno vicini, e tutt’a un tratto, quelli della Maria, non trovarono più niente da spingere con le loro verghe; tutti i loro uncini si agitarono brancicando nel vuoto, poi ricaddero gli uni dopo gli altri pesantemente nel mare, come delle grandi braccia morte. La Reine-Berthe, ripiombata nella nebbia profonda, era bruscamente scomparsa.

Essi tentarono di chiamare ad alta voce, ma niente rispose ai loro gridi — solo una specie di rumore burlesco come un gemito che li fece guardare tra di loro con sorpresa...

Quella Reine-Berthe non ritornò con gli altri islandesi e dal mese di ottobre i nomi di tutti quei marinai furono iscritti nelle chiese su dalle lastre nere.

Ora, dopo quell’ultima apparizione di cui le persone della Maria ricordavano bene la data, fino all’epoca del ritorno, non vi era stato alcun cattivo tempo pericoloso sul mare d’Islanda, mentre che, al contrario, tre settimane prima, una burrasca d’ovest aveva travolti molti marinai e due battelli. Ricordarono allora il sorriso di Larvöer abbandonandosi a mille congetture. Yann rivide [p. 96 modifica]molto spesso di notte, il marinaio dagli occhi di scimmia, qualcuno della Maria si domandava con timore se quella mattina avesse parlato con uomini già morti.