Poemi italici/Paulo Vcello/III

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CAP. III.


Come in essa parete avea dipinti d’ogni sorta
uccelli, per dilettarsi
in vederli, poi che averli non poteva.


E uccelli, uccelli, uccelli, che il buon uomo
via via vedeva, e non potea comprare:
3per terra, in acqua, presso un fiore o un pomo:

col ciuffo, con la cresta, col collare:
uccelli usi alla macchia, usi alla valle:
6scesi dal monte, reduci dal mare:

con l’ali azzurre, rosse, verdi, gialle:
di neve, fuoco, terra, aria, le piume:
9con entro il becco pippoli o farfalle.

Stormi di gru fuggivano le brume,
schiere di cigni come bianche navi
12fendeano l’acqua d’un ceruleo fiume.

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Veniano sparse alle lor note travi
le rondini. E tu, bruna aquila, a piombo
15dal cielo in vano sopra lor calavi.

Ella era lì, pur così lungi! E il rombo
del suo gran volo, non l’udian le quaglie,
18non l’udiva la tortore e il colombo.

Sicuri sulle stipe di sodaglie,
tranquilli su’ falaschi di paduli,
21stavano rosignoli, forapaglie,

cincie, verle, luì, fife, cuculi.


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