Poemi italici/Paulo Vcello/IV

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Paulo Vcello - III Paulo Vcello - V
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CAP. IV.


Come mirando le creature del suo pennello non disse l’Angelus e fu tentato


Poi che senza nè vischio ebbe nè rete
anche, nella stanzuola, il ciuffolotto,
3Paulo mirò la bella sua parete.

E non udì che gli avea fatto motto
la vecchia moglie; e non udì sonare
6l’Avemaria dal campanil di Giotto.

Le creature sue piccole e care
mirava il terzïarïo canuto
9nella serenità crepuscolare.

E non disse, com’era uso, il saluto
dell’angelo. Saliva alla finestra
12un suono di vivuola e di leuto.

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Chiara la sera, l’aria era silvestra:
regamo e persa uliva sui balconi,
15e giuncava le vie fior di ginestra.

Passeri arguti empìan gli archi e gli sproni
incominciati di ser Brunellesco.
18Cantavano laggiù donne e garzoni.

C’era tanto sussurro e tanto fresco
intorno a te, Santa Maria del fiore!
21E Paulo si scordò Santo Francesco,

e fu tentato, e mormorò nel cuore.


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