Poesie (Eminescu)/LXXVIII. Doina

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LXXVIII. Doina

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Mihai Eminescu - Poesie (1927)
Traduzione di Ramiro Ortiz (1927)
LXXVIII. Doina
LXXVII. Colinde, colinde Appendice
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LXXVIII.

DOINA.


Dal Nistro fino alla Tisza
ogni rumeno mi s’è lagnato
di non poter più attraversare il paese,
a causa dei troppi stranieri.
5Dall’Hotin fino al mare
sempre ci attraversan la strada;
da Boian a Vatra Dornei
il tarlo ha vuotato le nocciuole,
e lo straniero ci succhia il sangue
10sì che non ci riconosci più.
Su a monte, giù a valle,
lo straniero s’è aperta la via,
da Satmar fino a Sacele
non ci sono altri valichi.
15Ahimè, povero rumeno infelice!
Sempre a ritroso va come il granchio,
e gli va a male il raccolto,
e l’autunno per lui non è l’autunno,
nè l’estate è la sua estate,
20ed è straniero nel suo paese.
Dalla Torre a Dorohoi
scorron nemici a torrenti,
e si stabiliscono tra noi,
e, come essi vengono colla ferrovia,
25se ne volan via tutti gli uccelli,
per via di tanti stranieri;
solo l’ombra dello spino

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resta all’uscio del cristiano.
La terra si scopre il seno,
30il bosco - fratello del Rumeno -
cadea terra abbattuto dalla scure,
e secca le sue sorgive,
povero in povero paese!
Chi li ha chiamati gli stranieri,
35gli hanno a mangiare il cuore i cani,
gli ha da rovinar la casa la miseria
e la sterilità distruggergli la stirpe!
Stefano, Maestà tua,
a Putna più non indugiare:
40lascia all’Archimandrita
tutta la cura del monastero,
lascia i santi in custodia
alla cura dei frati,
che suonin le campane
45tutto il giorno, tutta la notte,
finché Dio non ti conceda
di redimere il tuo popolo!
Sorgi dalla tua tomba
e fa’ che t’odano sonare il corno,
50e radunar tutta la Moldavia;
se tu lo sonerai due volte,
ti verranno in soccorso i boschi;
se lo suoni la terza volta,
tutti i nemici periranno
55da confine a confine,
e già li attendono i corvi!



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